“Ciao! Com’è andata? I tuoi? E la tua casa?”

questa è la frase che due aquilani in questi giorni si scambiano abbracciandosi con la gioia nel cuore di essersi rivisti ancora una volta e che ha sostituito il classico “Ciao! Come va? Tutto bene?”, forse un po’ retorico e utilizzato spesso solo come banale inizio di una frase.

L’Aquila è cambiata, gli aquilani sono cambiati, sono bastati solo 20 terribili secondi per modificare il corso di tante vite che sembravano avviate su strade diverse e progettate nei minimi dettagli. Ognuno ha una sua storia, una storia che è sempre viva davanti agli occhi e scorre come un film che ricomincia sempre da capo ogni volta che si chiudono. Ognuno racconta la sua storia e gli altri probabilmente nemmeno la ascoltano, perché stanno ancora pensando alla propria.

C’è chi ha perso un familiare, chi un amico, chi la casa, la macchina, oppure l’ultimo acquisto fatto con tanto sacrificio. Per ognuno la perdita è importante, perché ora non ha più qualcosa che prima era sicuro di avere.

E poi c’è chi dice: “Ehi! L’hai sentita?” (la scossa)

“Ma quella di stamattina o quella di ieri sera?”

“Ma secondo te di quanti gradi era? E quanto era profonda?”

“Non saprei, vedi su internet se l’hanno già scritto!”

I discorsi che una volta erano dominati dal calcio, dalla politica o dalla moda, oggi si svolgono spesso in una coda di attesa per uno degli ormai famosi uffici UGL dei Vigili del Fuoco, oppure davanti al portone (se c’è ancora) della propria abitazione in attesa dell’importantissima valutazione di agibilità o peggio in attesa che si liberi un bagno chimico tanto disprezzato in passato e tanto caro in questi giorni. I temi dei discorsi sono la legatura dei ferri del cemento armato, se erano lisci oppure ruvidi, le crepe sulle tamponature, i tramezzi oppure i muri portanti. Molti sembrano diventati in poco tempo geometri o ingegneri espertissimi in materia antisismica.

Il traffico è sempre il solito, cambia solo lo scenario. La fila sembra la stessa del giorno della vigilia dell’Epifania, occasione in cui il centro storico viene chiuso perché invaso dai venditori ambulanti.

Purtroppo però il giorno dopo le bancarelle non andranno via. Il centro storico rimane quella zona chiusa e destinata a pochi, sorvegliata con imponenza dall’esercito, come se ci fosse un coprifuoco in tempo di guerra.

Pochi hanno nella memoria la città presidiata in questo modo. Sembra un film americano con scene apocalittiche. Non si muove più niente. L’Aquila, tanto criticata, ma in fondo tanto amata da tutti, aveva il suo fulcro nel centro storico. Le periferie non potevano esistere da sole, tutti dovevano sempre andare in centro per un qualunque affare o per incontrare un amico. I portici, quel punto di ritrovo dei giovani di tutte le età, dove in molti hanno passato gran parte dei pomeriggi a fare le cosiddette “vasche” avanti ed indietro ora non possono essere più raggiunti. Sono lì da soli, con i rivestimenti caduti per terra e pericolanti e non rischiano più di essere imbrattati dalle frasi d’amore degli adolescenti.

Nel centro troviamo solo loro, i vigili del fuoco, coloro che possono sembrare immuni ai pericoli dei crolli e accompagnano i cittadini alle loro case come se fossero degli angeli custodi, ma immuni non sono! Rischiano la vita per dei ricordi, degli oggetti preziosi, dei documenti importanti, per tutto ciò insomma che per noi è importante. In qualche modo mentre anche loro fanno la fila per essere assegnati, all’oscuro della pericolosità del singolo intervento, entrano ed escono dalla vita delle persone, però non in maniera fredda e distaccata, perché partecipano con il cuore alle vicissitudini della gente. C’è da fare la fila, una lunga fila, però spesso vale la pena aspettare.

Il recupero delle masserie, questo è il nome di questa attività, rimarrà nel cuore e nella memoria dei cittadini dell’Aquila e dei paesi limitrofi per parecchio tempo.

 

E poi ci sono loro, una nuova categoria che scherzosamente ha preso il nome di “volontari-terremotati”, coloro che non hanno più una casa come tanti altri, oppure non possono farvi ancora rientro, e che avevano fatto del volontariato uno stile di vita prima del terremoto e continuano a farlo anche adesso.

Sono coloro che vanno a lavorare, oppure studiano, per quanto sia possibile nel proprio posto di lavoro oppure università e nel frattempo cucinano per 150 persone, servono i pasti, controllano i riscaldamenti, sistemano i magazzini, fanno relazioni e compilano moduli burocratici sempre più complicati e sorvegliano il campo giorno e notte per garantire la tranquillità degli ospiti, rinunciando anche a preziose ore di sonno sulle umide ed accoglienti brandine ministeriali.

Sono gli acropolitani aquilani che insieme a quelli delle altre città, insieme al MODAVI, ai clown del Brucaliffo e agli Artisti Aquilani, gestiscono il campo di accoglienza presso il piazzale della Thales Alenia Spazio (Gruppo Finmeccanica) in zona Pile a L’Aquila.

E’ uno dei 165 campi ufficiali che per forza di cose è in continua evoluzione, lo stato non può coprire da solo tutte le necessità.

Loro si sono rimboccati le maniche ed hanno messo in pratica quello che hanno imparato in tanti anni, però sanno che a fine settimana non li aspetterà il letto di casa. Continuano ogni giorno a migliorare l’opera e a cercare aiuti da chi può in qualche modo dare una mano o fornire un componente essenziale del campo.

E’ grazie a loro, e a tanti altri volontari provenienti da tutta Italia e dell’estero, che gli aquilani e gli abitanti dei paesi vicini nei 165 campi allestiti hanno uno scomodo tetto dove attendere la fine delle scosse e che qualcuno gli dia l’opportunità di poter ricominciare.

Come si dice: “Aiutati che Dio t’aiuta!”. Quanto è vero!

 

La speranza è che l’insegnamento che la Natura anche questa volta ci ha dato non finisca qui. Si è vista tanta generosità, tanti che avendo visto la vita passare davanti agli occhi in pochi secondi, hanno ripreso i veri valori della vita e hanno pensato al bene comune, agli altri, all’importanza della vita ed alla sua finalità. E’ uscito fuori il vero cuore dell’Abruzzo, forte e gentile. Facciamo in modo che tutto il bello che si è visto in questi tragici giorni non scompaia quando l’emergenza e le scomodità se ne andranno. E’ una lezione che non ha prezzo!